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Misofonia e autismo: perché i suoni diventano insopportabili
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Misofonia e autismo: perché i suoni diventano insopportabili

📅 04 Novembre 2025 alle 00:00 ⏱️ 4 min di lettura ✍️ La Città Fatta Per Me

Scopri cos’è la misofonia, come colpisce le persone autistiche e come gestire i suoni che generano stress e disagio sensoriale.

Ti è mai capitato che un suono apparentemente innocuo - come il ticchettio di una penna o qualcuno che mastica - ti provocasse un disagio intenso, quasi fisico?

Potrebbe trattarsi di misofonia - Misophonia in inglese - un’ipersensibilità selettiva ai suoni che scatena reazioni di fastidio, irritazione o stress.

La misofonia non è semplicemente “non sopportare un rumore”: è una risposta emotiva e fisiologica intensa a stimoli sonori specifici, anche lievi. 

Nelle persone autistiche, questa condizione può essere ancora più marcata, perché si inserisce in un quadro più ampio di ipersensibilità sensoriale, dove il cervello elabora i suoni in modo diverso e spesso più amplificato.

Quando i suoni diventano un sovraccarico sensoriale: il fastidio per i rumori

Per molte persone autistiche, i suoni non filtrati — un telefono che squilla, una sedia che striscia, un rumore di fondo costante — possono generare un sovraccarico sensoriale. In questi momenti, il cervello fatica a selezionare gli stimoli rilevanti e li percepisce tutti insieme, come un volume troppo alto che non si può abbassare.

La misofonia si distingue perché è selettiva: non riguarda tutti i rumori, ma alcuni suoni specifici (detti trigger), come:
  • il masticare, respirare o deglutire di qualcuno
  • il click delle penne o la tastiera del computer
  • il battito ritmico di un piede o un orologio
  • certi suoni metallici o ripetitivi.

Questi stimoli possono scatenare una reazione immediata di rabbia, panico o fuga. 
Non è un capriccio né un’esagerazione: è una risposta automatica del sistema nervoso, spesso accompagnata da aumento del battito cardiaco e tensione muscolare.

Differenze tra misofonia, iperacusia e fonobia

È importante non confondere la misofonia con altre forme di sensibilità uditiva:
  • Iperacusia: fastidio per tutti i suoni troppo forti, anche se non emotivamente rilevanti.
  • Misofonia: fastidio selettivo, legato a specifici suoni che scatenano emozioni negative intense.
  • Fonofobia: paura o ansia anticipatoria nei confronti dei rumori forti.
Negli adulti e nei bambini autistici, queste condizioni possono coesistere e variare di intensità nel tempo. Spesso si accompagnano a disturbi dell’elaborazione sensoriale, che influenzano anche la percezione di luci, odori e consistenze.

Strategie pratiche per ridurre il disagio sonoro

Non esiste una vera e propria cura per la misofonia, ma è possibile imparare a gestirla con strategie semplici e personalizzate. L’obiettivo è ridurre il disagio e prevenire il sovraccarico sensoriale, soprattutto negli ambienti quotidiani.

Un primo passo importante è limitare l’esposizione ai suoni scatenanti. Le cuffie con cancellazione del rumore o i tappi auricolari possono essere utili in contesti affollati, mentre scegliere luoghi tranquilli per lavorare o studiare aiuta a mantenere la calma e la concentrazione.

Anche la prevedibilità gioca un ruolo fondamentale. Informare in anticipo la persona autistica della presenza di rumori forti — come aspirapolvere, lavori o feste — può ridurre lo stress. Quando possibile, è bene offrire pause sensoriali in spazi silenziosi dove poter recuperare.

Il supporto psicologico può essere un ulteriore alleato. Alcuni percorsi terapeutici, come la terapia cognitivo-comportamentale o la desensibilizzazione graduale, aiutano a gestire la risposta emotiva. È importante che il terapeuta conosca sia l’autismo sia le dinamiche sensoriali collegate.

Infine, ci sono strategie compensative che permettono di “coprire” i suoni disturbanti, ad esempio ascoltare musica rilassante, rumore bianco o suoni neutri tramite auricolari. Questi accorgimenti non eliminano la misofonia, ma possono renderla più gestibile nel quotidiano.

Come supportare bambini e adulti autistici con misophonia

Per genitori, insegnanti e operatori, il primo passo è riconoscere che il disagio è reale. Non si tratta di capricci o mancanza di educazione, ma di una reazione sensoriale che può essere molto intensa.

Forzare l’esposizione ai suoni scatenanti è controproducente. Meglio creare ambienti adattati, con materiali morbidi, luci soffuse e accorgimenti acustici — come tovagliette fonoassorbenti o tende spesse — che riducano i rumori.

La collaborazione tra famiglia, scuola e terapisti è essenziale per trovare strategie condivise e sostenibili nel tempo. Con i bambini, è utile insegnare tecniche di autoregolazione: chiedere una pausa, usare un segnale visivo, o imparare a comunicare in modo chiaro cosa provoca fastidio e perché.

Con consapevolezza e piccoli aggiustamenti, la quotidianità può diventare più serena e prevedibile, sia per chi vive la misofonia sia per chi la accompagna nel percorso.

Conclusione

La misofonia, soprattutto quando si intreccia con l’autismo, resta un tema poco conosciuto ma sorprendentemente diffuso. Riconoscerla è un atto di comprensione verso la diversità sensoriale: significa creare spazi più inclusivi, dove il benessere nasce dal rispetto dei diversi modi di percepire il mondo, non solo dal silenzio.

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