Esistono certamente strategie e tecniche per comunicare in modo efficace con una persona nello spettro autistico. Tuttavia, c’è un elemento che precede ogni tecnica ed è molto più determinante: lo stato in cui siamo mentre ci poniamo durante l’interazione.
La trappola della teoria
Spesso, l'impatto emotivo dell'incontro, unito alla grande quantità di informazioni e teorie che abbiamo studiato, genera un paradosso. Il rischio è quello di focalizzarsi eccessivamente sul "problema" o sulla diagnosi, finendo per perdere di vista la persona.
Quando ci concentriamo troppo sui sintomi o sulle mancanze, smettiamo di comunicare con un essere umano e iniziamo a interagire con un manuale clinico.
Dalla teoria alla pratica: un’esperienza sul campo
Nel mio lavoro, mi è capitato spesso di vedere come il cambiamento di prospettiva dell'operatore possa trasformare l'intero intervento. Ricordo un ragazzino che entrò in una stanza dove c’erano altri bambini; ignorava chiunque, con il cellulare incollato all'orecchio, totalmente immerso nel suo mondo. Né gli operatori né i genitori riuscivano a trovare una chiave per coinvolgerlo.
In quel momento, avrei potuto vedere solo un "comportamento-problema" da correggere. Invece, ho scelto di guardare lui: ho sfilato il mio cellulare dalla tasca e ho fatto partire lo stesso brano che stava ascoltando.
Quel piccolo gesto, nato dalla condivisione d'interesse e non da un protocollo, ha abbattuto il muro: ho conquistato immediatamente la sua attenzione e ne è nata una partecipazione intensa, che prima sembrava impossibile.
La giusta misura delle competenze
La formazione deve essere al servizio della relazione, non viceversa. Essere adeguatamente formati è indispensabile per comprendere le necessità dell'altro, ma queste risorse vanno calibrate con la giusta misura.
La persona prima di tutto
Prima di ogni protocollo, abbiamo davanti una persona. La nostra percezione e l'idea che nutriamo nella nostra mente rispetto a chi ci sta di fronte influenzano il risultato dell'interazione più di quanto faccia qualsiasi tecnica.
Ricordiamoci sempre che non stiamo interagendo con l'autismo, ma con una persona che vive, sente e percepisce il mondo con una propria, unica sensibilità, differente da quella della popolazione neurotipica.