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Oltre l'etichetta dell'autismo: rimettere la persona al centro della relazione
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Oltre l'etichetta dell'autismo: rimettere la persona al centro della relazione

📅 20 Gennaio 2026 alle 00:00 ⏱️ 2 min di lettura ✍️ Cosimo Filieri

Oltre l’etichetta dell’autismo: perché la relazione, lo sguardo e la presenza dell’operatore contano più di ogni tecnica.

Esistono certamente strategie e tecniche per comunicare in modo efficace con una persona nello spettro autistico. Tuttavia, c’è un elemento che precede ogni tecnica ed è molto più determinante: lo stato in cui siamo mentre ci poniamo durante l’interazione.

La trappola della teoria
Spesso, l'impatto emotivo dell'incontro, unito alla grande quantità di informazioni e teorie che abbiamo studiato, genera un paradosso. Il rischio è quello di focalizzarsi eccessivamente sul "problema" o sulla diagnosi, finendo per perdere di vista la persona.

Quando ci concentriamo troppo sui sintomi o sulle mancanze, smettiamo di comunicare con un essere umano e iniziamo a interagire con un manuale clinico.


Dalla teoria alla pratica: un’esperienza sul campo

Nel mio lavoro, mi è capitato spesso di vedere come il cambiamento di prospettiva dell'operatore possa trasformare l'intero intervento. Ricordo un ragazzino che entrò in una stanza dove c’erano altri bambini; ignorava chiunque, con il cellulare incollato all'orecchio, totalmente immerso nel suo mondo. Né gli operatori né i genitori riuscivano a trovare una chiave per coinvolgerlo.

In quel momento, avrei potuto vedere solo un "comportamento-problema" da correggere. Invece, ho scelto di guardare lui: ho sfilato il mio cellulare dalla tasca e ho fatto partire lo stesso brano che stava ascoltando.

Quel piccolo gesto, nato dalla condivisione d'interesse e non da un protocollo, ha abbattuto il muro: ho conquistato immediatamente la sua attenzione e ne è nata una partecipazione intensa, che prima sembrava impossibile.

La giusta misura delle competenze
La formazione deve essere al servizio della relazione, non viceversa. Essere adeguatamente formati è indispensabile per comprendere le necessità dell'altro, ma queste risorse vanno calibrate con la giusta misura.

La persona prima di tutto

Prima di ogni protocollo, abbiamo davanti una persona. La nostra percezione e l'idea che nutriamo nella nostra mente rispetto a chi ci sta di fronte influenzano il risultato dell'interazione più di quanto faccia qualsiasi tecnica.

Ricordiamoci sempre che non stiamo interagendo con l'autismo, ma con una persona che vive, sente e percepisce il mondo con una propria, unica sensibilità, differente da quella della popolazione neurotipica.

Questo contenuto è firmato da Cosimo Filieri

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Chi ha creato questo contenuto

Cosimo Filieri

Musicoterapeuta

Bollate, Lombardia

Sono Cosimo Filieri, musicoterapeuta con oltre 15 anni di esperienza dedicati esclusivamente al lavoro con bambini e adulti con disabilità, in particolare con persone autistiche, all’interno di centri diurni specializzati. La lunga esperienza sul campo mi ha permesso di sviluppare un approccio mirato e altamente personalizzato, capace di favorire comunicazione, benessere, partecipazione e autoregolazione, traducendosi nel tempo in risultati concreti e significativi per le persone seguite e per le loro famiglie.

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